Lo stabilimento Stellantis di Cassino sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia. I dati parlano chiaro: a gennaio si sono registrati solo quattro giorni di attività, e le linee di montaggio rimarranno ferme fino al 18 febbraio. Questo trend negativo, che segue i record al ribasso del 2024 e 2025, rischia di portare il sito laziale e il suo indotto verso un baratro incolmabile.
L’incognita dei modelli ibridi
In un contesto di grande incertezza, l’unica speranza sembra risiedere nella produzione di versioni ibride. Nonostante Stellantis abbia confermato i progetti, resta da definire un aspetto cruciale: la tempistica. Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm e responsabile del settore auto, ha espresso le sue preoccupazioni: «La nostra maggiore inquietudine è verificare la realizzazione di questi progetti. È urgente avere chiarezza sui tempi. A Cassino, le decisioni continuano a essere troppo vaghe».
Secondo Ficco, non è più il momento di dichiarazioni generiche. «È fondamentale accelerare i tempi e lanciare finalmente i veicoli ibridi con un piano concreto. Cassino è il sito che sta affrontando le maggiori difficoltà».
Il “caso Termoli” e il richiamo all’Europa
La crisi non colpisce solo Cassino. Sabato è stata ufficializzata la chiusura definitiva della Gigafactory a Termoli (simile a quanto accaduto in Germania). Ficco definisce questa situazione «preoccupante», evidenziando come l’intero settore automotive sia in una posizione critica. Il segretario Uilm ha anche rivolto un appello all’Unione Europea: «È urgente che l’Europa riveda le proprie politiche, annulli le sanzioni e riconsideri il processo di elettrificazione, rispettando la libertà di scelta dei consumatori».
L’emergenza sociale nell’indotto
Le difficoltà non riguardano solo lo stabilimento di Piedimonte San Germano. L’indotto è in grave crisi, con aziende come Trasnova, Teknoservice e Logitech che si trovano a gestire contratti in scadenza e la mancanza di ammortizzatori sociali. «I lavoratori dell’indotto sono i più vulnerabili e rischiano il posto prima di chiunque altro», conclude Ficco. La crisi di Stellantis si è trasformata in un’emergenza sociale per l’intera provincia di Frosinone, colpendo duramente il commercio e l’economia locale.