La Città Martire rende omaggio all’uomo e all’insegnante. Questa mattina alle 10.30 si sono svolti i funerali del professor Enrico Trotto, deceduto a causa di un malore in aula. La notizia della sua scomparsa ha suscitato grande commozione, non solo nel mondo scolastico, ma in tutta Italia. A intervenire è stato il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, attraverso una nota del presidente Romano Pesavento.
La nota del CNDDU
“Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda tristezza per la perdita del professor Enrico Trotto, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo “Marco Tullio Varrone” di Cassino, deceduto improvvisamente in aula per cause naturali. Questa notizia ha colpito profondamente la comunità scolastica, riportando l’attenzione sulla condizione di chi ogni giorno insegna e forma le nuove generazioni, spesso in un contesto di crescenti pressioni e responsabilità.
La morte del professor Trotto rappresenta non solo una tragedia personale, ma anche un simbolo di una fragilità sistemica che affligge il mondo della scuola. L’insegnamento è un lavoro che consuma nel silenzio: la costante concentrazione richiesta durante le lezioni, la gestione di classi numerose, il confronto quotidiano con studenti e famiglie, la burocrazia crescente e la mancanza di momenti di recupero psico-fisico. Tutti questi fattori generano una condizione di usura mentale ed emotiva, che, se protratta nel tempo, ha inevitabili ripercussioni sulla salute dei docenti.
Il CNDDU rinnova con forza l’appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si avvii una riflessione seria sull’inserimento della professione docente tra le categorie usuranti. Questa richiesta è sostenuta da elementi oggettivi riconosciuti da studi scientifici e da organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’INAIL, che hanno evidenziato l’elevata incidenza di disturbi cardiovascolari, ansia, insonnia e burnout tra gli insegnanti. Le peculiarità del lavoro docente corrispondono ai principali indicatori di usura professionale: stress cronico, sovraccarico cognitivo, costante esposizione a conflitti relazionali e responsabilità educativa permanente. La giornata di un insegnante non termina con la fine dell’orario scolastico, ma prosegue a casa con correzioni, preparazione di lezioni e adempimenti burocratici. Si tratta di un lavoro che richiede continua lucidità mentale e un impegno emotivo totale.
Il contesto europeo
Il quadro europeo dimostra che l’Italia non è sola di fronte a questa realtà, ma evidenzia anche che la nostra normativa è tra le meno protettive. In nessun Paese dell’Unione Europea la professione docente è formalmente classificata come lavoro usurante. Tuttavia, ci sono esperienze in altri Paesi che riconoscono, in modi diversi, le specificità e le difficoltà della docenza. In Spagna, ad esempio, alcuni docenti possono accedere al pensionamento anticipato a 60 anni. In Polonia esiste una prestazione compensativa che consente ai docenti di uscire prima dal lavoro dopo un certo numero di anni di servizio. La Finlandia prevede un canale previdenziale speciale per chi ha lavorato in attività gravose, che può includere anche gli insegnanti. Nei Paesi Bassi è attivo un regime di uscita anticipata, parzialmente applicato ai lavoratori dell’istruzione. Francia e Belgio, infine, offrono politiche di fine carriera più flessibili per gli insegnanti, nonostante non riconoscano formalmente la docenza come lavoro usurante.
Questi esempi dimostrano che in Europa cresce la consapevolezza riguardo alla fatica professionale degli insegnanti, anche se non esiste ancora un riconoscimento uniforme. È quindi legittimo e necessario che l’Italia colmi questo vuoto, creando un quadro nazionale specifico che consideri i rischi e le peculiarità del lavoro educativo.
Il CNDDU considera urgente l’apertura di un tavolo interministeriale tra Istruzione, Lavoro e Salute per affrontare in modo organico il tema dell’usura psicofisica dei docenti. Questo tavolo dovrebbe mirare a introdurre controlli sanitari periodici, forme di riduzione dell’orario di lavoro e sostegno psicologico per i docenti più anziani, meccanismi di uscita previdenziale flessibile per coloro che hanno maturato molti anni di servizio, e politiche contrattuali orientate alla tutela del benessere lavorativo.
La scuola non può diventare il luogo dove si consuma la salute di chi insegna. La morte del professor Enrico Trotto ci ricorda, in modo doloroso, che il lavoro dell’insegnante è una missione di altissimo valore civile e umano, ma merita anche tutela, rispetto e riconoscimento. Difendere i diritti di chi educa significa tutelare la qualità della democrazia e il futuro del Paese.