Il concorso pubblico per l’assunzione a tempo indeterminato di 10 medici ortopedici alla ASL di Frosinone ha visto una partecipazione deludente. Nonostante le 54 domande iniziali, solo 11 candidati si sono presentati, e tra questi solo 3 erano specialisti già formati. Maurizio Palombi, Segretario Generale Uil Fp Frosinone, ha definito la situazione una vera disfatta: «Siamo di fronte a un segnale d’allarme che non può più essere ignorato: avere solo 11 presenti per 10 posti, con una carenza quasi totale di specialisti esperti, dimostra che il nostro territorio ha perso drammaticamente attrattività e che la ASL non viene più percepita come una meta ambita dai professionisti qualificati».
Questa scarsa affluenza evidenzia un sistema provinciale in difficoltà, incapace di competere con le realtà limitrofe. Le cause sono molteplici: turni logoranti, carichi assistenziali elevati e la difficoltà di trattenere i giovani medici rendono il contesto poco appetibile, nonostante il crescente fabbisogno di personale.
«I medici preferiscono spostarsi verso strutture meglio organizzate o con condizioni lavorative meno stressanti – sottolinea Palombi – e questo concorso conferma una tendenza pericolosa che rischia di svuotare i nostri reparti». Tuttavia, la recente nomina di un nuovo primario di Ortopedia offre uno spiraglio di speranza. Questo passaggio è considerato cruciale per ricostruire la credibilità della struttura e garantire continuità assistenziale. Ma per Palombi, la strada verso la ripresa è ancora lunga: «La guida stabile è un punto di partenza fondamentale, ma da sola non basta se non è accompagnata da una reale riorganizzazione che metta i medici nella condizione di lavorare al meglio; la riapertura dell’Ortopedia e l’impatto della nuova leadership saranno i veri test per capire se questa stagione di crisi potrà finalmente chiudersi».
La comunità attende risposte concrete, consapevole che la qualità della sanità pubblica è un pilastro irrinunciabile per il territorio. Come conclude Palombi, «non si può rilanciare la sanità se non si torna a investire seriamente sul benessere e sulla motivazione del personale sanitario».