Un tragico incidente a via Collatina, a Roma, ha portato alla perdita di un’intera famiglia. Le vittime, originarie di Cassino e Ceccano, sono Patrizia Capraro, 64 anni, il marito Giovan Battista Ardovini, di 70, deceduti sul colpo, e il figlio Alessio, di 41 anni, spirato dopo essere stato trasferito in condizioni critiche all’Umberto I. I tre, residenti nel quadrante est della Capitale, stavano rientrando a casa a bordo della loro Fiat Punto dopo aver trascorso la serata a una festa.
Ad investirli, nei pressi del civico 661 tra La Rustica e Salone, una Toyota Yaris con a bordo tre cittadini stranieri, con precedenti per furti e maltrattamenti. Alla guida c’era il ventiquattrenne argentino Ramiro Julian Romero, accompagnato dal ventottenne cileno Marcelo Ignacio Vasquez Ancacura e dal trentenne cubano Alver Suniga. I tre sono attualmente ricoverati in ospedale sotto stretta sorveglianza.
Le accuse e le conseguenze legali
Un aspetto cruciale della vicenda è la qualificazione del reato operata dalla PM Giulia Guccione. Non si procederà per omicidio stradale, ma per omicidio con dolo eventuale. Secondo l’accusa, chi fugge a folle velocità in un centro abitato, ignorando l’alt della Polizia, accetta implicitamente il rischio di causare vittime. Questo cambia drasticamente la pena minima prevista, passando dai due anni dell’omicidio stradale a ventuno anni di reclusione.
Il quadro probatorio è supportato da filmati della dashcam della volante e dal materiale rinvenuto nell’auto degli indagati, che include arnesi da scasso e un jammer per disturbare le frequenze radio. Le immagini mostrano la Yaris invadere la corsia opposta, schivando inizialmente un’auto, per poi impattare frontalmente contro il mezzo della famiglia Ardovini, che stava procedendo regolarmente nel proprio senso di marcia. Oltre all’omicidio, i tre affrontano anche accuse di resistenza a pubblico ufficiale e violazione del comma 7-bis dell’articolo 192 del Codice della Strada.