Risarcimento dopo vent’anni

Risarcimento di 350mila euro per morte da sangue infetto

La donna, sottoposta a trasfusioni oltre cinquant’anni fa, non ha manifestato sintomi per decenni.

Risarcimento di 350mila euro per morte da sangue infetto

Un risarcimento di oltre 350mila euro è stato riconosciuto dal Ministero della Salute al figlio di una donna di Arce, deceduta nel 2004 a 72 anni a causa di trasfusioni di sangue infetto ricevute nel 1973 all’ospedale di Ceprano. Questo caso di malasanità, risalente agli anni Settanta, si conclude dopo oltre vent’anni di attesa.

La vicenda legale, che ha richiesto quattordici anni, ha visto una svolta significativa alla vigilia di Natale con il pagamento dell’indennizzo. Nonostante la donna non avesse manifestato sintomi evidenti per decenni, nel 2004 le venne diagnosticata una cirrosi epatica avanzata e un tumore al fegato, sollevando dubbi sul possibile nesso con le trasfusioni ricevute.

La famiglia, assistita dall’avvocato Renato Mattarelli, aveva inizialmente visto il caso dichiarato prescritto sia in primo grado sia in Appello. Tuttavia, la Cassazione ha accolto nel 2023 il ricorso, sostenendo che il termine di prescrizione non dovesse essere fissato al momento del decesso, ma piuttosto al 2017, anno in cui il figlio ha richiesto per la prima volta la cartella clinica.

Rimessa la causa alla Corte d’Appello di Roma, una perizia medico-legale ha confermato con alta probabilità che il contagio da epatite C sia avvenuto tramite le trasfusioni del 1973, evidenziando come il virus possa rimanere inattivo per decenni prima di causare danni irreversibili al fegato.