Nella vigilia di Natale, dopo 52 anni, arriva il risarcimento di 350mila euro per il figlio di una donna di 72 anni deceduta ad Arce nel 2004 a causa di trasfusioni di sangue infetto avvenute nel 1973 presso l’ospedale di Ceprano.
La causa, avviata nel 2018 dall’avvocato Renato Mattarelli, ha richiesto sette anni per arrivare a una sentenza. Inizialmente, il Tribunale di Roma ha dichiarato prescritta la richiesta di risarcimento, poiché erano trascorsi 14 anni dalla morte della donna, avvenuta per cirrosi e tumore epatico.
Dopo il rigetto della sentenza in appello nel 2020, che sembrava chiudere definitivamente la questione, l’avvocato Mattarelli ha trovato una nuova via legale. Ha sostenuto che il termine di prescrizione dovesse essere spostato al 2017, anno in cui il figlio ha richiesto la cartella clinica della madre. Questo punto ha portato il caso davanti alla Corte di Cassazione, che nel 2023 ha accolto il ricorso, restituendo il tutto alla Corte d’Appello di Roma.
Entrati finalmente nel merito della questione, la perizia medico-legale ha confermato che la donna era stata contagiata dal virus dell’epatite C attraverso le trasfusioni del 1973. La perizia ha anche sottolineato come il virus possa danneggiare il fegato in modo silente, rendendo possibile la diagnosi solo decenni dopo.
Di fronte a queste evidenze, il Ministero della Salute ha deciso di evitare ulteriori controversie legali e ha raggiunto un accordo con l’avvocato Mattarelli, sottoscrivendo una transazione di oltre 350mila euro, corrisposta al figlio della 72enne proprio nella vigilia di Natale, chiudendo così una vicenda che si protraeva dal 1973.